DIOCESI DI REGGIO EMILIA e GUASTALLA

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Giuseppina Artioli                                     

                                                            

 

Giuseppina Artioli Reggio Emilia, 14 ottobre 1925 – Urbino, 22 maggio 1999

“La morte è un atto semplicissimo quando tutta la vita è stata una preparazione a quel momento” dagli appunti di Giuseppina

 Giuseppina nasce in una famiglia del popolo reggiano, nel 1925.  Durante la guerra era impiegata alle Officine Reggiane e fidanzata con un bravo giovane della Parrocchia in cui era attiva nell’apostolato: delegata beniamine e aspiranti di Azione Cattolica, catechista, dama della Pia Unione S. Vincenzo. Una grave malattia la costringe a lasciare il lavoro, il fidanzato, ed a iniziare un pellegrinaggio per i sanatori nel tentativo di giungere ad una guarigione. Ad ogni rientro a casa riprendeva l’apostolato: a 20 anni era presidente dell’Azione Cattolica della Parrocchia di S. Zenone di città.

Pochi anni dopo l’incontro che cambia la sua vita: all’Ospedale del Lido di Venezia incontra Mons. Novarese. Nel 1951 si iscrive al C.V.S., poi entra nei Silenziosi Operai della Croce come  consacrata di vita in famiglia per assistere i genitori. Si dona totalmente a Dio nel 1954 e nel 1957, assieme a Sorella Angela, è una delle prime sorelle che animano la casa madre di Valleluogo. Gli ultimi 14 anni della vita terrena li trascorre al servizio del Vescovo di Urbino, Mons. Ugo Donato Bianchi, tornato alla casa del Padre 50 giorni prima di lei.

Mons.Luigi Novarese e
Sorella Myriam (seduti al centro)
Giuseppina Artioli
(in piedi, terza da destra)
Angela Negri
(seduta, prima da destra)

 "Quando una persona sorride" di don Luigi Garosio

 “… immediatamente si coglieva in lei il tratto dell’infanzia spirituale vissuta alle dipendenze dell’Immacolata con le componenti: della gioiosità, della semplicità, della sincerità, dell’affettuosità, della docilità e della sollecitudine verso i piccoli, i deboli e i sofferenti.

Instancabile nel suo lavoro, meticolosa nel suo prendere appunti dei fatti e dei momenti di grazia, meravigliosa nella sua fedeltà alla preghiera, Giuseppina trovava nel suo incontro con Gesù le energie e la luce per donarsi ogni giorno a tutti coloro che l’accostavano.

Il dono di se era incarnato anzitutto nel suo sorriso: anche se era impossibile accontentare qualche richiesta, il suo sguardo faceva capire che, ancor prima di ciò che era richiesto, essa stessa era un dono e una risposta positiva per chi bussava al suo cuore.

Con grande delicatezza esprimeva la sua carità assistendo gli ammalati, sollecitava i sofferenti a vivere attivamente il loro apostolato nel Centro Volontari della Sofferenza per attuare le richieste della Vergine Santa  fatte a Lourdes e a Fatima.

Il “silenzio interiore”, dava forma chiara alla sua consacrazione in modo che, - da vari anni ammalata - con tranquilla serenità univa la sua serenità univa la sua sofferenza  a quella di Gesù  mantenendo inalterato il suo sorriso luminoso e disponendosi alla volontà di Dio, del quale presentiva l’avvicinarsi del giorno dell’incontro..."

 

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